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UNITA' OPERATIVA DI GINECOLOGIA ONCOLOGICA

I tumori dell’apparato riproduttivo sono tra i tumori più frequenti e potenzialmente letali che possano colpire le donne di ogni età. E’ scientificamente accertato che le modalità di trattamento più o meno adeguate di tali patologie influiscano in maniera determinante sulla sopravvivenza libera da malattia e globale delle pazienti.

Tale evidenza ha fatto sì che nascessero unità specifiche di Ginecologia Oncologica fornite di tutte le competenze scientifiche, cliniche e chirurgiche per poter gestire al meglio la malattia e la paziente in tutto il suo percorso dalla diagnosi al trattamento, sia esso chirurgico, medico, radioterapico o, come nella maggior parte dei casi, “integrato” cioè comprendente, in genere, una fase chirurgica ed una chemio-radioterapica.

Al Policlinico di Abano Terme esiste una unità specifica di Ginecologia Oncologica formata da professionisti interni ed esterni di comprovata esperienza nei campi della chirurgia oncologica e ricostruttiva, della chemioterapia, della radioterapia e della radiodiagnostica che operano coordinati dal Dr. Alfredo Ercoli e sotto la diretta supervisione del Prof. Giovanni Scambia.Tutti questi professionisti possano vantare una poliennale esperienza nei loro specifici settori di competenza con centinaia di casi all’attivo.

Il Policlinico di Abano Terme offre in particolare un supporto tecnologico ed organizzativo all’avanguardia grazie all’utilizzo del robot Da Vinci Si per le procedure chirurgiche più complesse quali l’isterectomia radicale nerve-sparing e la linfoadenectomia sistematica pelvica e/o aortica, che vengono eseguite per via laparoscopica con maggior precisione ed efficacia. L'utilizzo del robot Da Vinci Si garantisce inoltre minor traumatismo dei tessuti e minori perdite di sangue.

La struttura offre inoltre assistenza medica ed infermieristica 24 ore su 24, fornita da personale altamente qualificato sia sotto il profilo professionale che umano, e la possibilità della dimissione protetta in strutture alberghiere annesse, così da ridurre al minimo la degenza in ospedale e quindi l’impatto psicologico sulla paziente ed il rischio, sempre presente, di infezioni nosocomiali.